Reviews from Rock - West: various / reportages

2016, march: Neil Young / Greatest Hits: le certificazioni e le copie vendute nel mondo

2015, august: Harvest: le certificazioni e le copie vendute nel mondo

2014, december: Further and further on down the numbers

2014, november: Music Bin: stop, look and listen

2014, january: Roll Another Number 2013: Neil Young In Classifica

2013, january: Neil Young & Crazy Horse - Psychedelic Pill - I Dati delle Vendite

2009, february: Roll Another Number / le vendite del 2008 negli U.S.A.

2007, december: Roll Another Number / le vendite dei dischi natalizi negli U.S.A.

2006, march: South by South West #20 (Austin - Texas)

2002, march: South by South West #16 (Austin - Texas)

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Neil Young / Greatest Hits: le certificazioni e le copie vendute nel mondo

Terza compilazione retrospettiva della carriera del canadese, include per lo più brani degli anni ’70, e da quando è uscita sul mercato nel novembre 2004 ha iniziato a “uccidere” le vendite degli altri album del catalogo younghiano. Solo Harvest in Italia e Francia continua tutt'oggi ad avere più successo.
Facciamo un po’ di chiarezza nei dati riguardanti le vendite nel mondo del Greatest Hits di Neil Young.
Negli U.S.A. ha venduto oltre 1.600.000 copie (fisiche+download), sarebbe quindi vicino alla certificazione Doppio Platino. Nel vicino Canada ha venduto oltre 270.000 copie e nel giro di pochi anni sarebbe eleggibile a Triplo Platino. Il fatto è che, almeno negli States, la Warner Bros. Records dimostra di non avere più interesse nei confronti delle certificazioni (che non sono automatiche: le case discografiche pagano la Recording Industry Association of America per ottenerle). Gli ultimi dischi di Young a beneficiare di una certificazione (Gold al traguardo delle 500.000 copie) sono Prairie Wind e Greatest Hits (gennaio 2006).
Negli States il miglior piazzamento in classifica è stato il 27° posto, mentre in Canada il 21°; in seguito, di tanto in tanto è rientrato nella Top 200. Tuttavia dal dicembre 2014 Billboard ha cambiato il sistema di conteggio per compilare le graduatorie rendendo tutto più difficile. Alla somma degli album “fisici” e digitali (scaricati dalle varie piattaforme digitali) vengono aggiunti i singoli brani vendibili separatamente (ogni volta che vengono venduti 10 brani viene conteggiata 1 copia come album, ma i brani possono anche essere gli stessi conteggiati più volte) e persino lo streaming (1.500 brani danno diritto a 1 album da conteggiare).
Quasi tutti i paesi sono ormai allineati su questa cervellotica decisione, anche se cambiano i criteri: in Italia, ad esempio, gli stream dei brani devono essere 100. Ovviamente, trattandosi di un'antologia, questo disco viene penalizzato nelle classifiche perché le canzoni in streaming vengono conteggiate per l’album di origine (per esempio, “Old Man” viene conteggiato per Harvest). Nel mercato online una delle maggiori piattaforme è iTunes, e Greatest Hits è costantemente nelle posizioni alte in Nuova Zelanda, Israele, Finlandia, Australia e Canada.
Ormai, dunque, parlare di “classifiche di vendita” ha poco senso e le polemiche sono divampate subito furiose con il malcontento tra i chartofili che non accenna a diminuire nemmeno dopo più di un anno. L’agonizzante industria discografica (785 milioni di album venduti nel 2000, 241 milioni venduti nel corso del 2015) si difende sostenendo che, con queste nuove modalità, si ha una più chiara fotografia del successo di un album. Il vicepresidente della sezione chart di Billboard, Silvio Pietroluongo, ha dichiarato: “ora siamo in grado di offrire uno sguardo sulla fruizione dei dischi a prescindere dall’acquisto o dal mero possesso”.
È altrettanto ovvio, però, che le nuove regole vanno a discapito di chi non “fabbrica” singoli che vengono ascoltati più e più volte; sicuramente la vecchia guardia non ha beneficiato di questo cambiamento. Se poi consideriamo che Young ha tolto i suoi dischi Reprise (ma non quelli Geffen) da Spotify ed altre piattaforme digitali…
È interessante seguire la parallela Billboard Top 100 Album Sales, che equivale oggi alla classifica con le vecchie regole: i dischi che qui sono nelle prime posizioni spesso figurano molto indietro nella principale Billboard Top 200, e viceversa. Un esempio? The Monsanto Years (l'album del 2015 di Young) si è piazzato al 21° posto nella Top 200 ma 12° nella Top Sales. Bluenote Cafè (live della serie Archivi, uscito sempre nel 2015), rispettivamente 89° e 54°.
In Europa, Greatest Hits ha appena ricevuto il Platino in Germania per le 200.000 copie vendute. È certificato Platino pure in Inghilterra (300.000 copie) e in Irlanda (15.000), mentre in Belgio ha raggiunto lo status Oro con 25.000 copie vendute. I migliori risultati di classifica sono stati l’8° posto in Irlanda e il 10° in Norvegia. In Italia potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo in mancanza di dati ufficiali) aver venduto intorno alle 45.000 copie. Alla fine del 2014 è stato certificato Platino dall’International Federation of the Phonographic Industry per 1.000.000 di copie vendute in totale sul territorio europeo.
Dal mercato asiatico dovrebbero arrivare circa 100.000 copie e lo stesso dicasi per il Sud America (stime molto conservative).
In Oceania le vendite sono ottime: Doppio Platino in Nuova Zelanda (30.000 copie, 9° posto) e Platino in Australia (per 70.000 copie vendute, ma la cifra è ormai raddoppiata).
Il totale delle copie vendute nel mondo dovrebbe aggirarsi quindi sulle 3.400.000 unità. Questo colloca il Greatest Hits del canadese tra i maggiori successi, dopo Harvest, After The Gold Rush, Decade, Everybody Knows This Is Nowhere, Harvest Moon e Rust Never Sleeps.
Per i più curiosi: ricordate il Greatest Hits edito in vinile in Oceania nel 1985 e successivamente in Germania in compact disc? Lungi dal conoscere quante copie furono stampate per il mercato europeo, vi basti sapere che è stato certificato Gold in Australia (all’epoca 50.000 copie) e Platinum in Nuova Zelanda (15.000 copie).

(da csnyrockinfreeworld.blogspot.it/2016/03/neil-young-greatest-hits-le.html)

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Harvest: le certificazioni e le copie vendute nel mondo

Finalmente! Finalmente un riconoscimento per Neil Young anche dall'industria discografica italiana!
Alla fine di luglio è arrivata una certificazione a Disco d'Oro per Harvest, uno dei dischi che hanno fatto la Storia della musica rock.
Attualmente, in Italia, Disco d'Oro significa 25.000 copie vendute.
Ma come? Possibile che Harvest abbia venduto solo 25.000 copie in Italia dal 1972?
Infatti non è così. In Italia è la FIMI che rilascia le certificazioni, avvalendosi dei dati della GfK che ha il compito di rilevare le vendite al dettaglio sul territorio nazionale. Tutto ciò avviene dal gennaio 2009, mentre prima era la Nielsen ad occuparsi dei rilevamenti.
Quindi, le 25.000 copie in questione sono calcolate dal gennaio 2009. Significa che Harvest sta vendendo ancora al giorno d'oggi annualmente quasi 4.000 copie, che non è male, considerando la crisi del mercato discografico e considerando che in tutto questo periodo Harvest è sempre rimasto al di fuori della Top 100.
Purtroppo non è dato sapere quanto Harvest abbia venduto dall'uscita ad adesso. Dati ufficiali non ne esistono e nemmeno sono conosciute certificazioni provenienti dai decenni passati. Si possono però fare delle stime, e non è azzardato parlare di una cifra attorno o anche superiore alle 300.000 unità.
Durante questi 43 anni, Harvest ha fatto incetta di certificazioni un po' in tutto il mondo. Ora sembra un po' dimenticato dalle case discografiche, soprattutto dopo l'uscita nel 2004 di Greatest Hit, il disco del catalogo younghiano che più vende annualmente.
Oltretutto solitamente le certificazioni non sono automatiche, vanno richieste e pagate agli enti che le rilasciano, e a quanto pare la Reprise e la WEA non hanno interesse in questi riconoscimenti, per quel che riguarda Young, ma è un discorso generale di tutte le label nei confronti dei dischi di catalogo, preferendo ovviamente pubblicizzare le nuove uscite.
In rapida carrellata abbiamo il Disco di Diamante ricevuto in Francia nel 2001 (1.000.000 di copie), il 7 volte Platino in Australia (490.000), il 5 volte Platino in Canada (500.000), il 4 volte Platino negli U.S.A. (4.000.000) e in Nuova Zelanda (60.000), il 3 volte Platino in Inghilterra (900.000), il 3 volte Oro in Germania (750.000), il Platino in Spagna (100.000), Belgio (50.000) e Svizzera (50.000). Quasi tutte queste certificazioni sono datate (ad esempio negli States ormai si dovrebbe essere intorno ai 7.000.000), ma come abbiamo spiegato prima, difficilmente verranno aggiornate; in alcuni casi sono incomplete (in Inghilterra viene considerata un'edizione del 1984, in Germania le vendite sono quelle successive al 1975). Vendite notevoli, seppur senza mai aver avuto certificazioni, arrivano da Norvegia, Grecia, Finlandia, Olanda, Svezia, Giappone, Sud Africa…
Il totale dovrebbe (sempre di stime si tratta) aggirarsi intorno ai 17.000.000 di esemplari venduti!

(da csnyrockinfreeworld.blogspot.it/2015/08/harvest-le-certificazioni-e-le-copie.html)

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Further and further on down the numbers

Un milione e cinquecentomila copie vendute nel mondo!
Non esaltatevi e non eccitatevi, però, perché è la cifra totale raggiunta dai dischi di Young usciti nel nuovo decennio, sommandoli tutti da Le Noise a Storytone.
Ora, è vero che le vendite dei dischi sono ormai ridicole (dal 2000 al 2014 una riduzione del mercato discografico dell'80%!!!) però qualche domanda alla Reprise se la staranno ponendo, anche perché specialmente il 2014 è stato commercialmente per il canadese un vero e proprio flop.
In questi ultimi anni qualche riconoscimento dall'industria musicale (e non solo) è arrivato:
Le Noise è stato certificato Gold in Canada (ma Americana ha venduto ben di più) approfittando dell'appeal della coppia Young/Lanois, Angry World ha procurato un Grammy nel 2011 come Miglior Canzone Rock, Neil è stato insignito del Premio MusiCares Person of the Year e del President's Merit Award, ha suonato alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici a Vancouver.
Young ha presenziato in vari programmi televisivi, da Conan O'Brien al Colbert Report, al Tonight Show.
È stato ospite in serate di gala in onore di musicisti quali Paul McCartney, Bruce Springsteen e Willie Nelson, prossimamente sarà a quella dedicata a Bob Dylan.
Ha contribuito ad organizzare le varie edizioni del Farm Aid e del Bridge School Benefit.
È stato in tour in mezzo mondo, manifestando, testimoniando e suonando anche in favore dell'ecologia.
Ha jammato, live o in studio, con i Pearl Jam, con Dave Grohl, con i Black Keys, con i My Morning Jackets, con Jerry Lee Lewis, con Elton John, con Willie Nelson, con Jack White, con Norah Jones, con i Beach Boys; ha saltuariamente ritrovato Crosby, Stills, Nash e addirittura i Buffalo Springfield.
Ha creato un servizio musicale digitale ad alta qualità quale Pono.
Ha inciso tre dischi nuovi di studio, due live dal passato, due album di covers, scritto due libri.
Nessun altro dei "Grandi" è attivo come lui. Nessuno.
Eppure non vende.
Indipendentemente dalla qualità dei dischi, non vende.
L'album 1989 di Taylor Swift ha venduto 1.300.000 copie nella settimana di uscita, solo negli Stati Uniti.
L'ultimo disco di Young a superare questa quota negli U.S.A. è il Greatest Hits, ora verso 1.600.000 copie (in 10 anni), altrimenti bisogna risalire ad Harvest Moon (ben oltre 2.000.000 in 22 anni) e più indietro ancora si risale ai seventies.
Tornando al nostro milione e mezzo di inizio articolo, va così ripartito: Le Noise 350.000, A Treasure 100.000, Americana 350.000, Psychedelic Pill 360.000, Live At The Cellar Door 135.000, A Letter Home 100.000, Storytone 65.000. Sono stime, non dati ufficiali, e bisogna calcolare che Storytone è uscito solamente da poco più di un mese.
Guardiamo allora, e questi sì che sono dati ufficiali, le copie vendute negli U.S.A. nella settimana d'esordio (nella seconda, mediamente, il calo è tra il 50 e il 70%): Le Noise 31.000, A Treasure 16.000, Americana 44.000, Psychedelic Pill 35.000, Live At The Cellar Door 24.000, A Letter Home 16.000, Storytone 11.000. E riportiamo anche i picchi in classifica: 14° Le Noise, 29° A Teasure, 4° Americana, 8° Psychedelic Pill, 28° Live At Cellar Door , 13° A Letter Home, 33° Storytone.
Per fare qualche paragone, i recenti Jackson Browne (15°), John Mellencamp (18°) e Lucinda Williams (13°) hanno venduto ciascuno 20.000 copie all'esordio, l'undicesimo volume delle Bootleg Series di Dylan 21.000 (sommando le due edizioni), il box live del 1974 di CSN&Y 24.000 (sommando le varie edizioni), Willie Nelson 37.000 (5°), Bob Seger 60.000 (3°), Tom Petty 131.000 (1°).
È evidente che proprio in particolare con Storytone qualcosa non ha funzionato; elenco alcune possibili cause in ordine sparso: troppi dischi pubblicati, il fastidio creato alle grandi corporations con la battaglia sull'ecologia (corporations che controllano i quotidiani che hanno stroncato il disco, quotidiani nemici ormai fin dai tempi di Living With War), la cattiva pubblicità derivata dal divorzio con Pegi e la storia con Daryl Hannah (con relativi servizi sui giornali scandalistici… Neil Young! A quasi settanta anni!), i tour fatti troppo presto rispetto all'uscita del disco, l'ennesima scaletta del disco sbagliata (personalmente credo non ne abbia azzeccata una dalla scomparsa di David Briggs), i fans ancora disorientati dal disco precedente ("belle canzoni, ma perché registrarle così male?", oppure "che bisogno c'era di un altro disco di covers a nemmeno due anni da Americana?"), lo streaming completo del disco (quanti download illegali ne saranno stati fatti?) ben prima della data di uscita prevista.
Peccato, perché ritengo Storytone un grande album, sia nella parte orchestrale che in quella acustica, ma perché Who's Gonna Stand Up? nella versione live + overdubs non è stata inserita?
Come al solito, con Young si ha la sensazione dell'occasione persa, si pensa più a quello che avrebbe potuto essere che a quello che è stato, ma d'altra parte, chi come me lo segue dagli anni '70, conosce bene pregi e difetti del personaggio!
Insomma tirando le somme il disco più venduto di Neil Young quest'anno è stato il Greatest Hits!
Per vendere un milione e mezzo di copie nel mondo ci son voluti cinque anni e sette dischi: l'ultimo album del canadese a raggiungere questa cifra da solo è stato Mirror Ball, a parte il solito Greatest Hits che ha ormai superato globalmente i 3.000.000, mentre Harvest rimane irraggiungibile attorno ai 16.000.000.
Da qualche parte ho letto: "ogni volta che ascoltate Taylor Swift, Neil Young muore un po'. Per favore, non uccidete Neil Young".

(da www.csnyrockinfreeworld.blogspot.it)

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Music Bin

stop, look and listen

La musica... rock, country, blues, soul... ammesso che sia giusto (probabilmente no, anche se capisco che possa essere comodo) dividerla in categorie/generi. Diceva qualcuno anni fa che i generi sono poi solo due: la buona e la cattiva musica. Per parlarne (e per scriverne) bisogna che ci sia passione, competenza, voglia di confrontare i propri gusti con quelli degli altri. Tutto questo lo trovate nel nuovo blog http://themusicbin.wordpress.com nato da poco che, per il momento raggruppa poche recensioni, è in attesa di crescere velocemente nei prossimi mesi. Proprio come Tabata, che cura e segue con amore il blog, ma non da sola, ovviamente!

(esclusiva www.picturesfromrock-west.it e facebook.com/luca.vitali.315)

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Roll Another Number 2013: Neil Young In Classifica

Un disco nuovo, dischi vecchi in classifica, nuove certificazioni, dati di vendita: roll another number!

Per parlare dei dischi di Neil Young in classifica nel 2013 dobbiamo giocoforza partire dalla fine, vale a dire da Live At The Cellar Door, Volume 2,5 delle Archives Performance Series, unica novità dell'anno nella sterminata discografia del canadese.
A livello di posizioni raggiunte diciamo che si colloca alle spalle dell'APS 03 Live At Massey Hall 1971 (che riscosse un grande successo, specialmente oltreoceano) e dell'APS 09 A Treasure, giusto un po' meglio dell'APS 00 Sugar Mountain / Live At Canterbury House 1968 e dell'APS 02 Live At The Fillmore East 1970. Il Volume 12 della serie, Dreamin' Man Live '92 passò quasi inosservato, mentre il Volume 01 Live At The Riverboat 1969 è reperibile praticamente solamente all'interno del mega-box Archives Vol. 1.

Negli Stati Uniti, Live At The Cellar Door, ha esordito al 28° posto e ha venduto nelle prime tre settimane circa 49.000 copie (ad inizio 2014 è comunque ancora nella Top 200 di Billboard); interessanti sono le posizioni raggiunte nelle classifiche Folk (due settimane al primo posto), Vinile (secondo posto) e Rock Album (terzo). Le copie vendute in Canada, dove ha esordito al 47° posto, alla fine del 2013 sono poco più di 3.500.

Il mercato europeo ha mostrato un discreto interesse, pur senza risultati eclatanti: 15° nella Top 40 Internazionali in Croazia (fuori dalla Top 50 che combina locali e stranieri), 30° in Ungheria (ma raggiunge il 23° nel 2014, ed è l'unico disco di Young mai entrato nella Top 40 ungherese, che esiste però da soli dieci anni), 35° sia in Olanda (è ancora nella Top 100) che in Svezia, 45° in Germania, 57° in Inghilterra (circa 8.500 copie vendute nelle due settimane nella Top 200), 61° nella Top 200 delle Fiandre (charts separate in Belgio, per Fiandre e Vallonia, dove ha raggiunto la pozione n° 156; comunque ancora in classifica in entrambe le regioni) e nella Top 75 in Austria, 68° in Irlanda, 77° in Svizzera, 120° in Francia. E l'Italia? Nulla!

Al di fuori dell'Europa ha raggiunto la sua posizione migliore: in Israele ha scalato la Top 30 della classifica di Musicaneto (considerata un po' la classifica semi-ufficiale di quel paese) fino al numero 5.
In Giappone è stato tre settimane nella Top 300, ha raggiunto la posizione n° 79 ed ha venduto 2.669 copie.

Il 2013 ha visto in varie charts ancora Psychedelic Pill, uscito sul finire dell'anno precedente e supportato da Tour in Oceania e Europa. A gennaio era in classifica in Australia, Norvegia, Finlandia, Irlanda e Israele; a febbraio in Olanda e Croazia; a marzo in Australia, Nuova Zelanda, Germania e Fiandre; in aprile in Austria; in giugno in Germania, Olanda, Irlanda e Fiandre.

Anche l'altro disco del 2012 con i Crazy Horse, Americana, è tornato brevemente in classifica, nelle Fiandre.

Il best-seller younghiano di sempre, Harvest, continua a vendere tanto in Francia: anche quest'anno è stato per ben 15 settimane nella Top 250 transalpina. Apparizioni anche nella Top 200 inglese, nella Top 40 International in Croazia e nella Top Backcatalogue olandese.

Il best-seller recente è invece Greatest Hits: un paio di settimane nella Top 200 di Billboard (ormai siamo, negli U.S.A., a 1.500.000 copie vendute, circa 70.000 quest'anno), otto settimane nella Top 100 australiana (44° disco di catalogo del 2013, nella terra dei canguri), otto anche nella Top 100 irlandese.
Anche due esordi (!!): nella Top 250 francese e nella Top 100 svizzera. Beh, aspettare nove anni per entrare in classifica non è male… In Francia è stato anche alcune settimane davanti a Harvest, impensabile solo fini a dodici mesi fa.
È stato nella Top 50 Backcatalogue di Fiandre (parecchie settimane), Olanda (alcune settimane) e Vallonia (una settimana).
Nel natìo Canada è stato praticamente tutto l'anno nella Top 150 Backcatalogue (con vendite che spesso gli avrebbero permesso di essere nella Top 200, ma le classifiche ora sono separate): quasi 250.000 copie vendute in totale, 20.000 quest'anno; facendo le debite proporzioni, è come se negli Stati Uniti ne vendesse 200.000 (il mercato canadese è circa un decimo di quello americano).
Sia negli U.S.A. che in Canada è ancora Disco d'Oro (500.000 e 50.000 copie rispettivamente), ma evidentemente la WEA non ha intenzione di spendere i soldi per ricertificare la raccolta (potrebbe essere almeno Platino in America e Doppio Platino in Canada).
È stato invece certificato Disco di Platino (almeno 300.000 copie realmente vendute, non spedite, più avanti riprenderemo il discorso) in Inghilterra il 22 luglio.

L'unico altro disco di Young in classifica nel 2013 è l'Official Release Series Vol. 1-4, n° 40 in Croazia (Top Internazionale).

Inaspettatamente ci sono stati un paio di rientri in classifica del Box dedicato ai Buffalo Springfield, in Corea ed in Inghilterra, mentre in Francia ha addirittura esordito il primo Buffalo Springfield (al 122° posto).

Passando a CSNY, Déjà Vu è stato in classifica in Croazia (29° nella Top Internazionale) e cinque settimane nella Top 100 Backcatalogue francese.
Nel Regno Unito è stato certificato Disco d'Oro (100.000 copie) per un'edizione del 1994.

Di un paio di certificazioni abbiamo già parlato. Ce ne sono altre, quest'anno, tutte targate U.K.: in Inghilterra, proprio da quest'anno è cambiato il criterio di assegnazione. Non i livelli (60.000 Silver, 100.000 Gold e 300.000 Platinum), ma il fatto che ora ci si basa sulle vendite effettive e non sulle spedizioni ai negozi. Inoltre le certificazioni avvengono automaticamente al raggiungimento della cifra richiesta e non sono le case discografiche a doverle richiedere (pagando). Le vendite però sono conteggiate dal 1994. Confusione? Parecchia!
Tuttora non sappiamo quanto abbia venduto Dèjà Vu prima del 1994, anche perché l'organizzazione preposta alle certificazioni, la B.P.I., non prende in considerazione i dischi usciti prima del 1973. Infatti, qui avevamo già After The Gold Rush due volte Platino (nel 2004, 600.000 copie) ma non si sa per che edizione e Harvest tre volte Platino (nel 2008, 900.000 copie) ma per un'edizione del 1984. Ora a questi si aggiunge Everybody Knows This Is Nowhere, certificato Argento a luglio per un'edizione del 1989 ma con le 60.000 copie conteggiate dal 1994!!! Anche due dvd hanno ricevuto l'award: sono d'Oro (25.000 copie, in questo caso) Rust Never Sleeps (per un'edizione del 2005) e Heart Of Gold.

Parlando di dvd si può finalmente parlare bene dell'Italia! Sono stati nella Top 20 Journeys (undici settimane, salito fino alla posizione n° 2), Silver & Gold (una settimana, 13), il bootleg Neil Young & Crazy Horse Live (sette settimane, 12) e Dèjà Vu / Live (una settimana, 18).
In Canada abbiamo avuto nella Top 50 i bootlegs Live At The Wembley Stadium 1974 (quattro settimane, 26 come miglior posizione raggiunta, 2.314 copie vendute in totale con l'anno precedente), Spanish Kisses (nove, 22, 497) e Hold Back The Tears / Live in Concert 2012 (tre, 39, 227).
In Inghilterra, abbiamo detto di Heart Of Gold e Rust Never Sleeps, ma in classifica sono andati invece Journeys (tre settimane, 10) e Year Of The Horse (otto settimane, 5).
Journeys è stato un paio di settimane in classifica anche in Irlanda (raggiunta la posizione n° 4), Finlandia (7°) e Svezia (17°; in Svezia anche una settimana per Live At The Wembley Stadium 1974, 12°). In Olanda Hold Back The Tears / Live in Concert 2012 è stato cinque settimane nella Top 40 Dvd (20° il miglior piazzamento) e in Australia Rust Never Sleeps è rientrato nella Top Dvd per cinque settimane, per un totale di 21 (il picco fu un 13° posto nel 2009, il 21° nel 2013).

Cosa aspettarsi dal 2014? Il disco di cover registrato negli studi di Jack White, forse un altro capitolo delle Archives Performance Series, possiamo sognare Toast o il secondo Volume degli Archives.
Roll another number…!!!

(da www.csnyrockinfreeworld.blogspot.it)

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Neil Young & Crazy Horse - Psychedelic Pill - I Dati delle Vendite

Il 2012 è stato sicuramente un anno positivo per Neil Young. Certo, dimentichiamoci le vendite di Adele, anche di Springsteen, ma comunque il canadese vende ogni anno nel mondo circa 1.000.000 di dischi in totale tra eventuale album nuovo e (vasto) catalogo. Non mi sembra poco. Abbiamo avuto due dischi in pochi mesi, entrambi con i Crazy Horse.


Mediamente i dischi di Young vendono negli U.S.A. circa il 35% del totale, sommando le vendite di Inghilterra, Canada e Australia si arriva al 50%. Nel caso specifico, Americana ha venduto in proporzione molto di più negli Stati Uniti (ancora di più in Canada) rispetto al resto del mondo, Psychedelic Pill ha venduto e sta vendendo molto meglio in Europa.
Comunque entrambi sono andati bene in molte charts; paragoniamo queste a quelle del passato, inutile paragonare le vendite visto che di dischi se ne vendono sempre meno.

Sia negli States (in Canada chiamano così gli Stati Uniti d'America, citazione dello stesso Young…) con Americana quarto e Psychedelic Pill ottavo, che nel paese natìo (Americana secondo, cinque settimane nei primi dieci, Psychedelic Pill settimo) hanno raggiunto entrambi la top ten. Era successo negli anni '70 di avere due dischi top ten in U.S.A. nel giro di dodici mesi con Comes A Time (settimo nel 1978) e Rust Never Sleeps (ottavo nel 1979). Contandone anche tre come CSNY, Neil Young ha avuto tredici albums nella top ten diventando il miglior canadese di questa speciale classifica, precedendo i Rush (dodici) e Celine Dion (undici). Il quarto posto raggiunto da Americana è addirittura la miglior posizione dai tempi di Harvest, che rimane il suo unico number one. Gli altri albums a raggiungere la top ten sono stati After The Gold Rush ottavo, Sleeps With Angels nono, Mirror Ball quinto, Are You Passionate? decimo, Live At Massey Hall 1971 sesto.


Anche nella classifica riservata agli artisti internazionali in Croazia (settimo e quinto), nelle Fiandre (settimo e sesto; in Belgio ci sono due classifiche separate per Fiandre e Vallonia) e in Irlanda (quarto e nono) entrambi i dischi sono entrati nei primi dieci.
In Germania Psychedelic Pill ha raggiunto la posizione numero quattro, esattamente la stessa di Harvest. Altri top ten furono Mirror Ball, Silver & Gold e Greendale. Americana ha raggiunto la posizione numero undici.
In Norvegia solo Psychedelic Pill (sesto) è stato tra i primi dieci, mentre Americana si è fermato alla posizione numero undici. Suona un po' strano perché era dai tempi di Harvest Moon che ogni disco di studio del canadese entrava nella top ten; possiamo "scusarlo" per il fatto che è un disco di covers e non di brani di Young? Harvest rimase nella top ten per quaranta (!) settimane delle quali tredici al primo posto!
In Svezia Psychedelic Pill è l'ennesimo album di Young ad entrare nella top ten: settimo. Undicesimo posto per Americana.
In Austria Psychedelic Pill è arrivato all'undicesima posizione, Americana alla quattordicesima. Solo Greendale (che arrivò alla decima posizione) ha fatto meglio. Sleeps With Angels arrivò alla dodicesima, Unplugged alla tredicesima.
In Vallonia Psychedelic Pill è arrivato fino al ventesimo posto, Americana al ventitreesimo. A parte Greendale che si arrampicò fino al decimo posto, bisogna tornare indietro alla metà degli anni '90 per trovare qualcosa di meglio.
In Danimarca Psychedelic Pill ha sfiorato la top ten fermandosi alla posizione numero undici. Qui le top ten recenti si chiamano Greendale, Prairie Wind e Le Noise. Americana ha raggiunto la posizione numero diciassette.
In Finlandia abbiamo Psychedelic Pill al diciottesimo posto e Americana al diciannovesimo. Non si ha un disco top ten dai tempi di Are You Passionate? e più indietro ancora bisogna arrivare a Sleeps With Angels.
Anche in Francia Psychedelic Pill (diciannovesimo) ha fatto meglio di Americana (ventisettesimo). A parte Chrome Dreams II che salì fino al nono posto, ogni anno in Francia il disco di Young più venduto è costantemente Harvest: nel 2001 fu certificato Disco di Diamante (1.000.000 di copie vendute) e dovremmo essere ormai attorno al milione e mezzo di copie, anche se non più tardi di un paio di mesi fa la mitica rivista Rock & Folk parlava di oltre 2.000.000.
In Italia ci sono stati due top ten (Greendale e Prairie Wind) nella scorsa decade, da allora Psychedelic Pill (diciannovesimo) è il disco che si è comportato meglio. Trentaduesimo posto per Americana.
In Olanda i dischi top ten di Young si chiamano After The Gold Rush, Harvest, On The Beach, Tonight's The Night, Zuma, American Stars'n'Bars, Comes A Time, Sleeps With Angels e Live At Massey Hall 1971. Psychedelic Pill è andato vicinissimo ad entrare nel "club": si è fermato all'undicesimo posto; Americana è arrivato al quindicesimo.
La quattordicesima posizione di Americana in Spagna è la migliore dai tempi di Zuma (!). Psychedelic Pill si è fermato alla venticinquesima.
Psychedelic Pill in Svizzera è arrivato fino al dodicesimo posto: è il miglior risultato in assoluto in quel paese da quando ci sono classifiche ufficiali. Oltre a Psychedelic Pill solo Sleeps With Angels (tredicesimo) ha fatto meglio di Americana (diciassettesimo).
Il quattordicesimo posto di Psychedelic Pill è il miglior risultato in Inghilterra dai tempi di Silver & Gold (che rimane l'ultimo top ten di Young nel Regno Unito). Americana è arrivato al sedicesimo posto.
In Australia, per trovare una posizione migliore di quella raggiunta da Psychedelic Pill (la ventottesima), bisogna risalire fino al Greatest Hits (che fu venticinquesimo) o, parlando di un disco di canzoni nuove, fino a Mirror Ball che fu quarto, vale a dire il miglior risultato dopo Harvest (che fu primo). Americana è arrivato alla trentaquattresima posizione.
Più o meno lo stesso discorso in Nuova Zelanda: Psychedelic Pill ventesimo, miglior risultato dai tempi di Mirror Ball (decimo) a parte il Greatest Hits (nono). Americana ventiseiesimo.
Americana è arrivato al diciannovesimo posto nella Repubblica Ceca e al venticinquesimo in Slovenia, mentre non ci sono riscontri nelle classifiche ufficiali rimanenti, quelle di Portogallo, Grecia, Polonia e Ungheria mercati peraltro molto piccoli. Poco significative le vendite in Asia, Sud America e Africa, ma dati curiosi si possono trovare nelle varie classifiche di iTunes (kworb.net/itunes/neilyoung.html).


Parlando di numeri, abbiamo negli Stati Uniti le 171.000 copie vendute di Americana (circa 330.000 nel mondo) e le 104.000 di Psychedelic Pill (circa 285.000 nel mondo). Psychedelic Pill sta vendendo ancora bene in alcuni paesi europei.


Bisogna aggiungere che il Greatest Hits ha venduto circa 100.000 copie nel 2012 nei soli Stati Uniti ed è saltuariamente in classifica anche in Australia e Irlanda; Decade e Harvest Moon sono comparsi per qualche settimana nella speciale classifica dei dischi di catalogo più scaricati negli U.S.A.; nel corso del 2012 abbiamo avuto Official Release Series Vol. 1 / 4 in classifica in Inghilterra (per nove settimane) e in Irlanda; On The Beach, Weld e Le Noise in classifica in Croazia; di Harvest in Francia abbiamo già detto.

(da www.csnyrockinfreeworld.blogspot.it)

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Roll another number

le vendite del 2008 negli U.S.A.

E' fuor di dubbio che la stragrande maggioranza dei dischi di cui leggiamo la recensione su rootshighway.it provenga dagli Stati Uniti. Già, ma quanto vendono questi dischi negli States? Che posizione in classifica raggiungono nomi famosi o meno?
A parte il solito Springsteen e pochi altri, dimentichiamoci cifre da capogiro: se non sei un rapper, se non sei un gruppo alla moda (vedi Coldplay), se non sei un gruppo famoso che torna dopo anni (AC/DC o Metallica, mentre Guns'n'Roses è stato un flop), se non sei strafica (le varie Leona Lewis, Rihanna, Alicia Keys), se non salti fuori da qualche film prodotto dalla Disney (Taylor Swift, Jonas Brothers) è difficile superare il milione di copie, soprattutto ora, con un mercato che si riduce anno dopo anno del 10, 15, 20%.
Ma veniamo ai nomi che possono in qualche modo interessarci, partendo da albums che sono usciti sul finire del 2007, ma che hanno protratto le vendite per gran parte del 2008.
Detto di Bruce Springsteen, che con Magic ha raggiunto il milione, non si può non parlare del ritorno degli Eagles, che di copie di Long Road Out Of Eden ne hanno vendute 3.200.000, e del "furbetto" Kid Rock, 2.600.000 copie vendute di Rock N Roll Jesus.
Dal maggio 1991, negli U.S.A., è la Nielsen Soundscan che si occupa di fornire i dati (che coprono circa il 90% del mercato) di vendita, e in base a questi dati Billboard compila la sua famosa Top 200.
Proprio gli Eagles sono stati al centro di una curiosa storia: la catena Wal-Mart aveva l'esclusiva sul disco di ritorno delle aquile, ma solitamente Wal-Mart non passa i dati alla Nielsen; si sarebbe arrivati così al paradosso di un disco che pur vendendo tantissimo non sarebbe stato in classifica, ma poi l'accordo è stato trovato.
Negli U.S.A. un disco raggiunge lo status di Disco d'Oro con 500.000 copie, di Platino con 1.000.000, ma attenzione, perché in realtà non è una cosa automatica! È la casa discografica che, pagando la Recording Industry Association of America, richiede le certificazioni, ma lo fa sulle copie spedite ai negozi, non sulle vendite effettive al pubblico.
Per tornare agli Eagles, il loro disco è certificato sette volte Platino (in quanto doppio) pur avendo venduto meno di 3.500.000 di copie. Altri dischi "più o meno country" che hanno superato i due milioni nel 2008 sono Carnival Ride di Carrie Underwood, Still Feels Good dei Rascal Flatts e The Ultimate Hits di Garth Brooks. Oltre il milione vanno segnalati 5th Gear di Brad Paisley (1.200.000), Duets di Reba MCEntire, Raising Sand della coppia Robert Plant & Alison Krauss, Let It Go di Tim McGraw, Just Who I Am: Poets & Pirates di Kenny Chesney. Oltre le 600.000 copie c'è Miranda Lambert con Crazy Ex-Girlfriend, oltre 500.000 Trace Adkins con American Man: Greatest Hits Volume II e Toby Keith con 35 Biggest Hits.
Fino a qualche anno fa, un disco entrava in sordina in classifica, saliva lentamente per arrivare al top, per poi ridiscendere; una specie di parabola insomma. Ora non è più così: la prima settimana c'è il botto, poi già la settimana successiva le vendite calano del 50-60% e in poco si esce di classifica.
Solo il leader dei Pearl Jam Eddie Vedder (con la colonna sonora del film Into The Wild ) è arrivato alle 400.000 copie "all'antica", la stessa cosa è successa ai Fleet Foxes, che hanno venduto più di 140.000 copie in 25 settimane del loro disco omonimo.
Parlavamo del botto della prima settimana.
Alcuni dei nomi a noi cari hanno esordito addirittura al primo posto, quest'anno:
Jack Johnson con Sleep Through The Static (ben 375.000 copie la prima settimana, tre settimane al primo posto, 1.500.000 in totale), Neil Diamond con Home Before Dark (145.840 la prima, 400.000 in totale) e le tre country-star George Strait con Troubadour (oltre 750.000 copie vendute nel 2008), Alan Jackson con Good Time (oltre 600.000) e Kenny Chesney con Lucky Old Sun (500.000). Sheryl Crow (con Detours) ha esordito al secondo posto, i Counting Crows (Saturday Nights & Sunday Mornings) e l'emergente Ray LaMontagne (Gossip In The Grain) al terzo.
Il buon successo del precedente live One Man Band ha permesso a James Taylor di far esordire Covers al quarto posto, posizione raggiunta anche dai Flogging Molly con Float (e questa è una sorpresa). Quinto posto la prima settimana per The Black Crowes (Warpaint) e Toby Keith (That Don't Make Me A Bad Guy), sesto per Rascal Flatts (Greatest Hits Volume 1) e Bob Dylan (The Bootleg Series Vol. 8: Tell Tale Signs: Rare And Unreleased 1989-2006). John Mellencamp con Life Death Love And Freedom ha esordito al settimo posto, mentre Jewel (Perfectly Clear) e i Mudcrutch di Tom Petty hanno raggiunto l'ottava posizione. Tim McGraw (Greatest Hits 3), Brad Paisley (Play) e addirittura Lucinda Williams (Little Honey) e My Morning Jacket (Evil Urges) sono stati al nono posto, mentre hanno provato l'ebbrezza della top ten anche Van Morrison con Keep It Simple e Tim McGraw (ancora lui!) con Greatest Hits: Limited Edition. Ottimi l'undicesimo posto di Ben Folds (Way To Normal) e Ryan Adams & The Cardinals (Cardinology), il quindicesimo di Carly Simon con This Kind Of Love e Conor Oberst, il diciassettesimo di Dolly Parton (Backwoods Barbie), il diciottesimo di Hank Williams III (Damn Right Rebel Proud) e il ventesimo delle vecchie glorie Willie Nelson / Wynton Marsalis (Two Men With The Blues) e Jackson Browne, con Time The Conqueror.
Ai nomi famosi cominciano quindi ad alternarsi le nuove leve. Qualcuno rimane in classifica poche settimane, qualcuno di più.
Certo, se le circa 5.000 copie vendute (si parla sempre di albums venduti durante la permanenza in classifica, ricordiamolo) possono essere un successo per Donavon Frankenreiter, Moe., North Mississippi All Stars, John Michael Montgomery o Jason Boland, lo stesso non si può dire di nomi come Joan Baez o Ray Davies, dal passato glorioso ma con un numero di fans in declino (al di là della qualità del prodotto offerto), oppure Shawn Mullins, Patty Loveless, Tift Merritt e Bodeans, dai quali ci si aspettava sicuramente di più; la stessa cifra hanno raggiunto live degni di nota quali Déjà Vu / Live di CSNY (altro flop), At The Roxy dei Phish, Rocking The Cradle: Egypt 1978 dei Grateful Dead, Live: From Nowhere In Particular di Joe Bonamassa.
Molti nomi, più o meno storici, si affidano proprio al "live in concert", pescando spesso nel passato: durante l'anno appena passato (o a cavallo tra 2007 e 2008) abbiamo avuto le 50.000 copie vendute da Simon & Garfunkel (Live 1969), Jackson Browne (Solo Acoustic Vol. 2) e Neil Young (Sugar Mountain - Live At Canterbury House 1968), e le 70.000 di Willie Nelson & Wynton Marsalis con Two Men With The Blues; un caso a parte è quello dei Counting Crows che hanno venduto più di 8.000 copie del loro Live From Soho, reso reperibile solo su iTunes.
Continuando, appena sopra le 5.000 copie abbiamo James McMurtry, Reckless Kelly, Kathleen Edwards e The Gaslight Anthem (il loro The '59 Sound è entrato in classifica anche in U.K.); attorno alle 10.000 copie certificate da Soundscan si sono attestati i Little Feat di Join The Band, i Calexico, Dar Williams, Alejandro Escovedo.
Se saliamo a quota (circa) 15.000 troviamo altri nomi interessanti quali John Hiatt, Tracy Chapman (sono passati esattamente 20 anni dal suo esordio, capace di vendere oltre 6 milioni di copie negli U.S.A., 2 milioni e mezzo in Inghilterra, quasi 20.000.000 nel mondo), Susan Tedeschi, Widespread Panic, George Jones (il disco di duetti Burn Your Playhouse Down), Ani DiFranco, Old 97's, Nick Cave & The Bad Seeds.
Ancora a salire, tra le 20.000 e le 25.000 copie: gli Old Crow Medicine Show di Tennessee Pusher e Eli Young Band (che con Jet Black & Jealous sono arrivati alla posizione n° 30 nella Top 200). Moment Of Forever di Willie Nelson è attorno alle 30.000 copie, un po' meglio hanno fatto Hank Williams III con Damn Right Rebel Proud, Lee Ann Womack con Call Me Crazy e i Drive-By Truckers con Brighter Than Creation's Dark (che erano saliti fino alla posizione n° 36).
A quota 40.000 ci sono Brian Wilson (That Lucky OId Sun) e Randy Newman (Harps And Angels), a 50.000 la sorpresa Conor Oberst e la conferma Los Lonely Boys.
Ben Folds e Jackson Browne hanno venduto quasi 60.000 copie dei loro Way To Normal e Time The Conqueror, sorpassate abbondantemente da Cardinology di Ryan Adams & The Cardinals. 80.000: Levon Helm con Dirt Farmer e l'esordio solista di Jakob Dylan, Seeing Things, che vede il padre Bob Dylan (con il Volume 8 delle Bootleg Series) quasi 10.000 copie più su, attorno alle 90.000 copie, con altri bei nomi: Randy Travis (Around The Bend) e Emmylou Harris (All I Intended To Be).
Lucinda Williams (con Little Honey vede accrescere sempre più la sua popolarità), Carly Simon (con This Kind Of Love, bella sorpresa!), i riformati Mudcrutch di Tom Petty e Van Morrison (con Keep It Simple) superano la linea delle 100.000 copie, meglio ancora fanno i ritrovati Black Crowes con Warpaint (110.000), Brad Paisley con Play (oltre 120.000), i Flogging Molly (oltre 125.000 copie vendute di Float), Zac Brown Band (The Foundation, 130.000 copie).
Altre due grosse sorprese sono rappresentate sicuramente da Ray LaMontagne e dai My Morning Jacket, entrambi oltre 135.000.
Niente male l'ex coguaro John Mellencamp, con 145.000 copie vendute di Life Death Love And Freedom.
Qualcuno storcerà il naso se la cito, ma Perfectly Clear è l'album più country di Jewel, e infatti ha venduto solo (si fa per dire, ma per lei è chiaramente un flop) 200.000 copie.
Da qui in avanti, ovviamente, solo nomi ultra conosciuti: John Fogerty (Revival) e Brandi Carlile (con The Story, nuova stella, probabilmente sopravvalutata, ma che ha venduto bene in Svizzera, in Portogallo è stata n° 4 e Disco d'Oro con l'album e n°1 con il singolo, in Norvegia è stata al n° 7) tutti sulle 270.000 copie, poco meno di That Don't Make Me A Bad Guy di Toby Keith, battuti dai già menzionati Counting Crows di Saturday Nights & Sunday Mornings e Covers di James Taylor che superano le 300.000.
A questo punto, detto di Sheryl Crow (che ha venduto oltre 380.000 copie di Detours) e di Faith Hill (470.000 copie di Joy To The World), si torna ai nomi già citati ad inizio articolo.
A parte il live per iTunes dei Counting Crows, non pare che internet e download interessino gli appassionati di rock, roots, country e blues; c'è invece un costante (ma attenzione, le vendite sono ancora poco più che risibili) ritorno al vinile.
Risulta così che, nel 2008, Abbey Road dei Beatles chiuda al secondo posto la classifica dei vinili più venduti (16.500, dietro ai Radiohead di In Rainbows) e addirittura i Fleet Foxes siano ottavi (9.600), mentre nella classifica finale dedicata al totale artisti, i Beatles siano terzi (20.400, dietro Radiohead e Metallica), Bob Dylan quinto (15.200) e Ryan Adams settimo (14.000).
Una parte consistente delle vendite riguarda il catalogo, ovvero i dischi usciti sul mercato da almeno 18 mesi: ad esempio, Chronicle: The 20 Greatest Hits dei Creedence Clearwater Revival e Greatest Hits di Bob Seger anche nell'anno passato hanno venduto ben 270.000 copie, e anche il Greatest Hits di Tom Petty si è comportato benissimo. E che dire di Elvis Presley? 330.000 copie di Christmas Duets (negli U.S.A. i dischi a carattere natalizio, specialmente a dicembre imperversano nelle charts) e 240.000 di Elv1s: 30 #1 Hits.
Difficilmente il 2009 vedrà invertire le tendenze delle vendite (cd giù, vinile su, ma comunque totale in ribasso), ma siamo sicuri che ci porterà ancora tanta buona musica, magari da perfetti sconosciuti tipo i Fleet Foxes, magari dai soliti noti tipo Springsteen (con il nuovo Greatest Hits, anche lui in esclusiva da Wal-Mart come Eagles e AC/DC), "solo cantare una canzone non può cambiare il mondo" (tanto per citare Neil Young), ma canticchiare una bella canzone cambia sicuramente le giornate, anche le più nere.

(www.rootshighway.it del febbraio 2009)

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le vendite dei dischi natalizi negli U.S.A.

Si avvicina il Natale e tutto il mercato discografico può tirare un respiro di sollievo, perchè i negozi di dischi torneranno a riempirsi di gente. Ci sarà il solito proliferare di raccolte e compilation inutili, ma tant'è, si tira avanti, e per almeno un mese ci si può quasi dimenticare che anche quest'anno le vendite sono calate del 10-15% rispetto all'anno precedente.
Già, ma qual è il disco a carattere natalizio che ha venduto di più?
Ci rifacciamo al mercato U.S.A., ed in particolare per il periodo che va dal maggio 1991 all'ottobre 2007. Sono appunto sedici anni e mezzo che i dati di vendita ufficiali negli States, sono rilevati da Nielsen-Soundscan, ed in base a questi viene stilata la famosa Top 200 di Billboard, la Bibbia delle classifiche.
Questa la Top 10, con l'anno di pubblicazione degli albums:
7.195.000 (1994) Kenny G - Miracles The Holiday Album
4.838.000 (1998) Celine Dion - These Are Special Times
4.801.000 (1994) Mariah Carey - Merry Christmas
3.683.000 (1995) Mannheim Steamroller - Christmas in the Aire
3.548.000 (1988) Mannheim Steamroller - Fresh Aire Christmas
3.391.000 (1984) Mannheim Steamroller - Christmas
3.215.000 (2001) Now That's What I Call Christmas Vol. 1
2.970.000 (1993) Harry Connick Jnr - When My Heart Finds Christmas
2.735.000 (1999) Kenny G - Faith A Holiday Album
2.649.000 (1992) Garth Brooks - Beyond the Season
Da segnalare che l'album White Christmas di Bing Crosby ha venduto (parliamo del periodo 1991-2006) 1.592.000 copie.
Diverso il discorso sulle certificazioni a disco di platino (che corrisponde a 1.000.000 di copie negli U.S.A., premio introdotto nel 1976): il top seller risulta Elvis Presley con il suo Christmas Album del 1957 (9 volte platino, 1.020.000 copie Soundscan), seguito dai già citati Kenny G (8 dischi di platino), Mannheim Streamroller (6 volte platino sia Fresh Aire che Christmas), Celine Dion, Mariah Carey (entrambe 5 volte platino) e Barbra Streisand (anche lei 5, con il suo Christmas Album del 1967, 1.466.000 copie Soundscan).
Attenzione, perché le certificazioni, corrispondono ai dischi spediti ai negozi dalle case discografiche, non ai reali dati di vendita (vedi proprio Kenny G).
Nel 2006 il disco natalizio più venduto è stato Wintersong di Sarah McLachlan, con 759.162 copie vendute: chi prenderà il suo posto?
Ma, a proposito di Soundscan, cosa succede se qualcuno non vuole fornire i dati alla Nielsen?
Succede come al nuovo album degli Eagles, Long Road Out Of Eden, negli Stati Uniti disponibile solamente nei supermercati della catena Wal-Mart, che in un primo momento non voleva appunto rendere note le informazioni sulle vendite.
Incredibilmente si sarebbe stati al paradosso che un disco destinato a diventare almeno tre volte platino non sarebbe entrato in classifica. Poi tutto si è risolto e le Aquile hanno esordito al n°1 con 710.946 copie vendute solo nella prima settimana.
Sulle varie differenze del prezzo dei cd nei vari Paesi (ad esempio, Long Road Out Of Eden è venduto da Wal-Mart a $14,99 nei negozi e 11,88 in internet, ed è doppio…, 10 euro...), sul perché un disco seppur doppio come quello degli Eagles per diventare di platino deve vendere un milione di copie e non 500.000, e su stranezze e misteri del mondo discografico, torneremo nelle prossime puntate.


(esclusiva www.picturesfromrock-west.it e parzialmente Jam #143)

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South by South West #20

2006, march (Austin - Texas)

ovvero: quattro giorni all'inseguimento di Neil Young

L'atmosfera che si respirava per le strade della capitale texana era elettrizzante, vuoi perché era la ventesima edizione del festival, vuoi perché grandi nomi erano annunciati.
Su tutti Neil Young, che dell'edizione 2006 era il keynote speaker ufficiale, e a Austin presentava il film concerto diretto da Jonathan Demme Heart Of Gold.
Il giovedì mattina, quindi, tutti in fila presto per riuscire a prendere i posti migliori, anzi, per prendere almeno un posto, per assistere alla conferenza di Mastro Neil, proprio in compagnia dell'amico regista, intervistato (intervista assai banale in realtà) su ispirazione, Crazy Horse e, ovviamente, Heart Of Gold.
Già la sera precedente, quella degli Awards alla Austin Music Hall, si vociferava di una sua apparizione a sorpresa sul palco, ma gli splendidi show di Eliza Gilkyson, Kris Kristofferson e Jesse Colter non hanno avuto la tanto attesa ciliegia sulla torta; però, con la Gilkyson c'era Ray Wylie Hubbard, e soprattutto Jon Dee Graham, che non ha esitato a chiamare sul palco per una canzone il figlioletto (8 anni!) Willie.
Giovedì pomeriggio: recatomi al Paramount Theatre per vedermi Heart Of Gold, ho avuto il piacere di calpestare lo stesso tappeto rosso sul quale sarebbero passati pochi istanti dopo Young, la moglie Pegi e Demme, intervenuti giusto giusto per augurare buona visione al pubblico in sala. Il film è girato con gusto, in Italia non arriverà mai, se non in dvd.
Uscito di corsa dal Paramount per raggiungere il mitico locale Antone's trovo la brutta sorpresa di una fila lunghissima di gente in attesa di entrare. Il motivo è semplice: Richie Furay. Dopo i successi con Buffalo Springfield, Souther-Hillman-Furay band e Poco, si era ritirato a fare il predicatore in Colorado, e questo è il ritorno ufficiale alla musica. Già nella mattinata, in un'intervista radiofonica, aveva lasciato intendere che durante un medley di canzoni dei Buffalo Springfield (Flying On The Ground Is Wrong, Do I Have To Come Right And Say It, Nowadays Clancy Can't Even Sing, tutte scritte dal canadese), sarebbe potuto arrivare Mr. Young. Ovviamente era una bufala, ma il suo set è stato molto interessante, tra brani vecchi e meno vecchi. Dopo di lui, in rapida successione, Stephen Bruton (uno dei migliori chitarristi in ambito country-blues), Uncle Earl (frizzante miscela dai gusti irish proposta da cinque scatenate ragazze), Radney Foster (come tanti suoi colleghi, dal vivo molto più rock che country), Marty Stuart (con i suoi Fabulous Superlatives, grande set rock'n'roll, appena appena venato di musica delle radici), James Mc Murtry (semplicemente il numero uno attuale ad Austin, con We Can't Make It Here canzone politica del 2005), Hank III, il nipotino di Williams.
Ma facciamo un passo indietro: come tutti gli anni, la "vera" apertura del festival è lo Swallen Circus che si tiene il martedì sera all'Hole In The Wall, locale ai margini della zona universitaria. E' un po' l'apertura non ufficiale, perché è il luogo di ritrovo dei vari musicisti e giornalisti appassionati di Americana che arrivano dall'Europa. Tra i nomi più importanti, tra i gruppi che si sono esibiti (tre pezzi a testa), citiamo Dayna Kurtz (sempre più brava), i Silos, Jon Dee Graham, Scott Kempner con Ed Pettersen. Come al solito gira un gran quantità di birra, e il tutto somiglia ad un party.
Ecco, i parties. Dal martedì al sabato ce ne sono un'infinità, basta scegliere, e avere l'invito….
Al Guitartown organizzato dall'Austin Chronicle (settimanale imperdibile su tutto quanto fa spettacolo in città) c'erano James Mc Murtry, Tom Freund, Steve Wynn (tecnica e potenza, ogni volta che lo vedo mi piace sempre più), Jon Dee Graham, Will Sexton, Stan Ridgway, Tres Chicas, Silos, Willie Nile….
All'Opal Penn Field (locale nuovo poco fuori dal centro) c'erano Jimmy La Fave e James Talley.
Al Dog & Duck si esibivano Richie Furay, Willie Nile, Steve Wynn, Peter Case….
Al Jovita's, party della Sugar Hill c'erano Garrison Starr, Scott Miller (omaggio a Neil Young con una epica versione elettrica di Motion Pictures), i Nickel Creek. Ma si potrebbe proseguire ancora a lungo.
E gli showcases nei negozi di dischi? Tre nomi per tutti: da Waterloo c'era Beth Orton, vista da Cheapo segnaliamo Carolyn Mark, ma soprattutto, da Antone's Records c'era Sal Valentino, che nei sixties era la voce dei Beau Brummels.
Torniamo ai concerti SxSW. Mentre rumors davano Neil Young praticamente ovunque (c'era in città per due date anche il suo amico Willie Nelson), noi non ci siamo lasciati sfuggire Beth Orton (veramente brava!), i Plimsouls, Billy Bragg (uno degli show più belli), Monte Warden, Richard Hawley (ex chitarrista di Beth Orton), la serata al Parish del venerdì che vedeva in rapida successione Tom Russell, Rodney Crowell e Lyle Lovett, per arrivare al sabato con uno scatenato Garland Jeffreys e al gran finale (udite, udite) alla Central Presbiteryan Church, per una Hootenanny che prevedeva Joe Henry, Billy Bragg, Jolie Holland, Marty Stuart, e il mitico Ramblin' Jack Elliott, un po' malfermo sulle gambe, vista la venerabile età, ma ancora capace di stenderti con la sua voce e con le sue canzoni. La Hootenanny, vista da posizione privilegiata, è stata la splendida conclusione di cinque massacranti giorni (e notti) fatti di tanti concerti, tanta birra, tanti amici vecchi e nuovi, ma anche poco sonno… molto poco sonno…

(da www.blackdiamondbay.it e da www.highwayofdiamonds.135.it)

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South by South West #16

2002, march (Austin - Texas)

Per il secondo anno di fila ho partecipato "per lavoro" al festival musicale più famoso del mondo: il South By South West. Mi attraeva particolarmente l'idea di poter fotografare Robbie Robertson, i Flatlanders, Jon Dee Graham e, perché no, anche Courtney Love, Norah Jones e Kelly Willis.
Stavolta me la sono presa comoda arrivando negli States due settimane prima dell'inizio della manifestazione, toccando via via città che non avevo mai visto come Boston, Hartford e Harrisburg, oppure rivisitando Buffalo e Nashville, il tutto con la mia "Chevy" a noleggio, per miglia e miglia (alla fine saranno 4.000). Ma quel che più conta è che già prima di arrivare in Texas son riuscito a vedere CSNY, Voices On The Verge, Say Zuzu, Natalie Merchant, Ralph Stanley, Victor Mecyssne, così che al mio arrivo Austin, la Mecca della musica dal vivo, le mie orecchie erano già state deliziate da tante ore di ottima musica.
All'arrivo ad Austin la prima cosa da fare è incontrare gli amici, tutta gente che ha frequentato queste pagine, da Dirk Hamilton a Sarah Pierce, da quel pazzo di un chitarrista flamenco che risponde al nome di Teye, a quella enciclopedia vivente sulla storia del rock (perché ha contribuito a farla, la storia) che è Merel Bregante, dal fisarmonicista Ponty Bone a … Mauro Eufrosini.
In attesa dell'inizio ufficiale del SXSW ci sono "antipasti"come Lisa Tingle, oppure i grandi Slobberbone, una delle migliori giovani band che mischiano radici e rock (hanno da poco riedito Crow Pot Pie dove già si notava di che pasta sono fatti, prima dell'esplosione con lo stupendo Everything I Tought Was Right Was Wrong Today). Tutti gli anni la serata all'Hole in The Wall, fumoso locale su Guadalupe a due passi da Tower Records, catalizza le attenzioni pre-festival. Il tutto è organizzato da Walter Salas-Humara, leader dei Silos, visti di recente in Italia. Una decina di gruppi, tre canzoni a testa, e già un nome che bisogna segnarsi, perché Tom Freund (è appena uscito un disco intitolato Simpatico) è un personaggio coi fiocchi; si alterna tra chitarra e contrabbasso e delizia il pubblico (quasi tutti addetti ai lavori, cantanti, giornalisti, gestori di locali anche europei) con le sue canzoni. Di rilievo anche le esibizioni degli stessi Silos, di Michael Hall con i suoi Woodpeckers e di Tommy Womack.
Dappertutto si respira musica, dappertutto si vive in mezzo alla musica; non solo festival, ma in tutti i locali impazza la musica dal vivo: non solo country o rock o blues, ma pop, reggae, jazz, hip-hop, tutti i generi più disparati sono rappresentati. Basta armarsi di quell'ottimo settimanale che è il Chronicle per farsi un programma, ricordandosi che anche nei negozi di dischi ci sono palchi più o meno improvvisati, e che anche all'aeroporto suonano dei bei nomi. Purtroppo diventa impossibile vedere tutti quelli che vorresti e ci sono stati tagli dolorosi come Nathan Hamilton, Johnny Lang, Monte Montgomery, Jimmy LaFave e Lyle Lovett.
Le mattine servono per saccheggiare i negozi di dischi ma già nel primo pomeriggio iniziano i concerti: set brevi, di quaranta minuti, in 48 diverse venues, dalla grande Austin Music Hall, al famoso Antone's, dal tempio dell'honky tonk Broken Spoke, al più raccolto Hideout.
Mercoledì 13: Lyle Lovett è l'ospite a sorpresa degli Awards per un tributo allo scomparso Champ Hood, e nella stessa serata mi perdo anche gli Asleep At The Wheel, ma sinceramente non me la sono sentita di guardarmi tutta la cerimonia delle varie premiazioni che hanno poi visto protagonisti Bob Schneider e Toni Price. Ho optato per un paio di nomi che alla fine son risultati tra le cose più belle viste quest'anno: Ruthie Foster al Pecan's e Malford Milligan da Steamboat. Entrambi di colore, la Foster ha due album all'attivo: buone canzoni di stampo folk blues, chitarra acustica più le percussioni dell'amica-manager Cyd Cassone; ma la differenza la fa la voce, bella, potente, capace di raggiungere tonalità altissime. E un'altra grandissima voce è quella di Malford Milligan, nero albino, già negli Storyville: blues, gospel, soul, jazz, ben supportato da un'ottima band.
Il finale della serata è da Antone's con Lee Roy Parnell, country e rock a gran velocità; il locale era gremito, ormai Lee Roy è una star da quelle parti.
Si finisce sempre oltre le 2 di notte, dopodiché, nonostante la stanchezza si va a cercare un posto dove mangiare. Ma non è facile perché in questo periodo oltre alle persone interessate al festival, ci sono in giro migliaia di studenti (tra l'altro Austin è città universitaria) che approfittano della pausa primaverile delle lezioni per tirare tardi la sera. E va a finire che anche a alle 3 e alle 4 di notte c'è da far la fila per entrare nei ristoranti!
Volendo si potrebbe dormire fin verso mezzogiorno, ma con tutti questi negozi di dischi da visitare…..
Il mattino del 14 c'è l'attesa conferenza di Robbie Robertson che in modo del tutto ironico racconta i suoi inizi di carriera. Seguiranno la conferenza solo per la stampa e un altro incontro dedicato alla riedizione di The Last Waltz. Non ha cantato, d'accordo, ma l'emozione di trovarsi a pochi passi da questo personaggio è stata enorme.
Poco più tardi, sempre alla Convention Center, ho assistito ai due bei set acustici di Jon Dee Graham e Kevin Salem. Via di corsa al party della New West, una delle etichette più importanti, ed è stato particolarmente toccante vedere sul palco Vic Chesnutt, lui, la sua chitarra e la sua malattia. Lo aveva preceduto Stephen Bruton, che continuo a ritenere un ottimo session man ma niente più. Tra i presenti anche Billy Joe Shaver, Chuck Prophet e Kinky Friedman.
E' il momento di un altro party, quello della piccola Loud House. I party servono per abbuffarsi gratis, questo è vero, ma intanto non mi sono sfuggiti R.C. Banks e Ponty Bone. Tanto cupo e serioso il primo quanto festoso e solare il secondo.
Di nuovo da Antone's per i Gourds che l'anno precedente non mi avevano entusiasmato, ma devo ricredermi. Scappo all'Hideout per un duo australiano tutto al femminile: Dirty Lucy. Ammetto che non le conoscevo e che ero attirato e incuriosito dal nome, e del resto sono qui anche alla ricerca di nomi nuovi. Beh, una bellissima sorpresa! Nicole Brophy (voce e chitarra) e Jody Moore (voce, mandolino e violino) propongono folk-rock di prim'ordine e prova ne è il fatto che il composto pubblico che solitamente frequenta il locale alla fine è esploso in un'ovazione che ha travolto la piccola mora Nicole e l'alta, magrissima, bionda Jody, costringendole ad un bis che in questa manifestazione è poco usuale, per il fatto che ci sono dei tempi da rispettare.
Il fatto che quasi tutti i locali partecipanti al SXSW siano in downtown permette nel giro di pochi minuti a piedi di trasferirsi da un posto all'altro. Sono al Buffalo Billiards: è la volta di Mary Lorson & Saint Low. Forse qualcuno l'ha notata in Italia quando apriva per i Willard Grant Conspiracy. Qui presenta il disco nuovo (Tricks For Dawn), il primo a suo nome, dopo una lunga carriera con i Madder Rose e un album a nome Saint Low. La grande sala è stracolma perchè dopo Mary c'è Ron Sexmith e l'attesa è grande: si presenta sul palco con la sua chitarra e la sua faccia da eterno bambino e nel giro di pochi minuti il pubblico è tutto suo. Non è finita qui perché sto per assistere ad un'altra delle grandi sorprese di quest'edizione del festival, ancora una volta targata Australia. Il gruppo si chiama Fruit ed è composto da tre ragazze che si alternano al canto (una suona vari strumenti a fiato, una la chitarra acustica, una l'elettrica), una bassista ed un batterista. Un misto di rock, pop, soul e chi più ne ha più ne metta, cantato con belle voci e suonato con tanta grinta. Non essendo arrivata per problemi di aereo Ana Egge che doveva esibirsi dopo di loro e chiudere la serata del Pecan's, hanno avuto la possibilità di allungare il loro set e di fare un concerto vero e proprio di un'ora e mezza, una vera delizia per le poche decine di persone rimaste lì anche a quell'ora (ormai era da tempo venerdì).
Già, venerdì. Le cose interessanti del pomeriggio sono state le esibizioni alla Convention Center di Darin Murphy (fratello della più conosciuta Trish) con il suo Beatles-sound, John Butler Trio (ancora Australia!), Caitlin Cary (che continua ad avere quell'umiltà che Ryan Adams, suo ex compagno nell'avventura Whiskeytown, ha perso da tempo) e Shana Morrison (sì, la figlia di Van) veramente bravina, con quella sua voce che ricorda un po' la Morissette.
La serata inizia nella bolgia di Stubb's, un altro dei locali storici. E' il turno di Robert Bradley's Blackwater Surprise. Questo nero (ceco) ha alle sue spalle un gruppo coi fiocchi, tutti musicisti straordinari che passano dal blues al rock duro con una semplicità incredibile. Ma è lui a calamitare le attenzioni delle migliaia di giovani e meno giovani che si son dati appuntamento in questo enorme cortile. Poi, ci si butta all'interno della Music Hall per ascoltare gli Starsailor e Neil Finn, entrambi troppo pop per piacermi fino in fondo, e stessa cosa dicasi di Josh Rouse, visto al Gingerman. Da segnalare nell'ottima band di Finn la presenza di Lisa Germano al violino, alla chitarra, al piano e al canto e di Wendy, anni fa alla corte di Prince.
E' sabato e, diciamo la verità, questa edizione, è un po' in tono minore rispetto alle ultime. Non solo per i nomi delle band, ma basta fare un giro al Trade Center per rendersene conto: meno espositori, meno gadgets, meno di tutto. Che si spieghi così la presenza di Courtney Love? L'hanno chiamata per risollevare questo festival un po' fiacco? Un po' di pubblicità non guasta mai. Anche lei come Robertson non canta, ma alla sua intervista il salone è strapieno di fotografi e giornalisti. Arriva in ritardo, si siede scoprendo leggermente le gambe, fa un po' di smorfie, si accende con mosse studiate una sigaretta, mostra di disinteressarsi dell'intervistatore, insomma fa la star. E forse la vera star quest'anno è stata davvero lei. Non può esserlo, non ancora almeno, la giovane Norah Jones, nonostante le numerose copertine delle riviste di settore. Lei è brava, anche se la voce deve maturare parecchio, solo questione di tempo. E non possono essere le star del SXSW 2002 nemmeno i Flatlanders con la loro reunion. Non so a chi possano interessare al di fuori del Texas, a parte me e a parte i lettori di Late For The Sky…..
Il sabato è anche il giorno del party della Bloodhouse allo Yard Dog: Waco Brothers, Silos e Chuck Prophet. E alla sera, prima di rinchiudermi nel forno che diventerà il Mercury per le esibizioni di Jon Dee Graham con la sua band e dei Flatlanders, passo ancora dalla Music Hall per vedere Chip Taylor (un grande!), Bruce Robison (che noia!) e Kelly Willis (che bella!). Chip Taylor, capelli bianchissimi, è sempre un piacere vederlo. Su Robison mi astengo, mentre la Willis l'avevo già vista quattro anni fa aprire per Jerry Jeff Walker e mi sembra notevolmente cresciuta. E poi, ritengo What I Deserve uno dei più bei dischi del movimento Americana.
Per chiudere in bellezza il festival quindi mi affido al grande Jon Dee (che sembra sempre appena uscito da un film su Al Capone) che propone quasi per intero il nuovo bellissimo album intitolato Hooray For The Moon. Ma l'avete sentita la sua versione di Volver? Joe Ely, Jimmie Dale Gilmore e Butch Hancock: vederli assieme sullo stesso palco è da brividi! Riusciremo a vederli dalle nostre parti? Raccontano che proprio quello stesso pomeriggio hanno finito di registrare il disco, Butch è sorridente e rilassato, gli altri due forse sentono un po' di più la serata, ma tutto gira a mille, tra canzoni vecchie e nuove.
Sono in ritardo e devo correre un po' con la macchina per riuscire a vedere Teye Y Viva El Flamenco al Clay Pit, una delle poche venues al di fuori del centro. Scopro che in realtà il Clay Pit è un ristorante indiano, ma al piano di sopra sento le note della chitarra di Teye (viene spesso in Italia, andate a vederlo) che m'invogliano a salire di corsa le scale. Lo zingaro-olandese suona come Dio comanda, Elena e Belen ballano e fanno ballare, e Mohammad, strano personaggio a metà strada tra uno sciamano e un poeta, recita e canta con il suo stentato inglese. Flamenco, virtuosismi e allegria.
Il festival è finito, ma non la musica, non a Austin.
Innanzitutto alla domenica mattina c'è la fiera del disco al Palmer Auditorium, come mancare?
E al pomeriggio rivedo Tom Freund da Cheapo Records. Le impressioni della prima volta vengono confermate: Tom è veramente bravo!
Uno dei locali più famosi è il Continental. All'esterno ci sono spesso parcheggiate macchine anni '50, all'interno ci sono sempre interessanti spettacoli: stasera in cartellone Chuck Prophet e Alejandro Escovedo. Alla fine della sua gig Escovedo chiama sul palco Prophet e i due, ben coadiuvati da un'ottima band, danno vita ad un quarto d'ora di punk rock violentissimo che richiama più i True Believers che non i Green On Red.
Un altro bel locale è sicuramente La Zona Rosa, che raggiungo dopo aver fatto un po' di foto a Sarah Pierce ai Cribworks Studio. La Pierce è una cantautrice veramente brava e se avete ascoltato Birdman ve ne sarete resi conto; sarà in Europa in autunno, con date anche in Italia.
Questo lunedì sera al La Zona Rosa è previsto un concerto acustico a quattro con Kacy Crowley (una delle cantautrici più promettenti qui nella capitale del Texas), Trish Murphy, Ginger Leigh e Sarah Dashew (le ultime due sono le leader della band Vera Takes The Cake, ex Ginger & Sarah). Sedute una di fianco all'altra, un pezzo a turno, per poi finire con il saccheggiare insieme il repertorio di John Mellencamp (vedi Jack & Diane e Pink House) e riproporre il vecchio classico dei Chicago If You Leave Me Now.
Conosco da tempo Trish, tre bei dischi all'attivo, specialmente il primo Crooked Mile, interessante Kacy, sono rimasto piacevolmente colpito dalla scatenata Ginger (che avrebbe voluto continuare a suonare per ore) e dalla bella Sarah. Tra l'altro le due parlano un italiano decisamente migliore del mio inglese.
Il martedì sera decido di passarlo lontano dal solito festoso caos della 6th Street, la via più famosa, sicuramente la più frequentata, avendo parecchi club concentrati lì; il Saxon Pub mi offre Stephanie Urbina con il suo country fortemente intriso di sonorità messicane.
Al mercoledì mi rendo conto che mi rimane una sola sera e il programma del Saxon è ancora quello più allettante: apre Kacy Crowley (stavolta con la band), proseguono in duo Darin e Trish Murphy e si conclude con Carolyne Wonderland, un'eccellente blues woman.
Il giovedì mattina è prevista la partenza per Dallas, dove mi aspetta l'aereo che mi riporta in Italia, ma prima c'è da rispettare l'impegno precedentemente preso con Vera Takes The Cake al completo (con la sezione ritmica tutta italiana) che hanno un'intervista alla KLBJ Radio: è l'occasione per conoscere un po' meglio Sarah, Ginger, Max e Carles, per dar loro l'appuntamento all'estate e al loro tour italiano, e per strappare ad Austin ancora un po' di buona musica.
Per finire, ribadisco che quest'anno sono rimasto leggermente deluso dalla manifestazione, e sorpreso da tanti piccoli segnali preoccupanti che denotano una certa crisi e che non si possono spiegare solo come "effetto 11 settembre".
Ma dove trovate un'altra città che già all'aeroporto vi accoglie con un concerto? La gente è cordiale, si sente la vicinanza con il Messico, la carne è buonissima, per non parlare della birra. Se volete ballare con la musica country il Broken Spoke è il locale che fa per voi, e poco importa che non lo sappiate fare, ci sarà sempre una bella ragazza pronta ad insegnarvi; se avete altri gusti musicali non c'è nessun problema perché i locali si contano a decine.
Avete voglia di fare un salto negli Stati Uniti e dedicare almeno una settimana alla musica? Austin, la capitale mondiale della musica dal vivo, è la città che fa per voi!

(da Late For The Sky #59)

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